Museo del Cinema
Il museo che avete di fronte a voi è il frutto della caparbietà di una grande intellettuale purtroppo, ormai poco conosciuta.
Si chiamava Maria Adriana Prolo ed era figlia di un’agiata famiglia di Novara, nata nei primi del Novecento, fin da piccola dimostrò un’ostinata testardaggine e un temperamento ribelle, allo stesso tempo però era anche molto sensibile e amante dell’arte.

In un tempo in cui il ruolo della donna era relegato alle mansioni domestiche i suoi genitori decisero di andare contro corrente e permisero alla figlia di coltivare le sue passioni e proseguire i suoi studi fino a laurearsi giovanissima in Lettere e Filosofia a Torino. Conclusa l’università si dedicò subito a ricerche in campo storico e letterario, ma proprio durante la stesura di un saggio sulla letteratura piemontese, s’imbattè in una serie di riviste sul cinema muto italiano. Immergendosi sempre di più nella storia di quella giovanissima arte, Maria scoprì un mondo nuovo che subito l’appassionò profondamente.
Iniziò a organizzare incontri, scrivere saggi, stringere importanti amicizie e poi, un giorno, dopo una fortunata discussione con celebri registi dell’epoca – Giovanni Pastrone, per citarne uno – si legge dal suo diario: “Pensato il museo”. Iniziò così la grande impresa della signora Prolo, un impegno totalizzante che non lasciò spazio nemmeno a progetti familiari, scrive ad esempio ironicamente in un’intervista: “Meglio i miei musei di un marito”.
Dapprima iniziò a setacciare tutti i negozi di antiquariato in cerca di reperti storici o pellicole e divenne così famosa nell’ambiente che venne chiamata: “archeologa in missione nel mondo della celluloide”. Arrivarono però i problemi: i soldi non bastavano mai e il grande progetto di Maria richiedeva abbondanti finanziamenti così si mise a lavorare prima in Rai poi come insegnante, certo ci furono momenti di sconforto, delusioni, piccoli fallimenti ma infine nel 1956 vide nascere il suo museo che vantava fra i suoi soci fondatori personaggi illustri come lo sceneggiatore Arrigo Frusta, lo scrittore e critico cinematografico Mario Gromo.
Una storia di determinazione, emancipazione femminile e grande grande passione per il cinema.

Delle varie collezioni del Museo del Cinema di Torino fanno parte foto, video e film, manifesti e locandine, apparecchiature cinematografiche, scatole ottiche, bozzetti, costumi e pezzi di scenografie di film. Uno dei pezzi più rappresentativi delle collezioni è sicuramente l’imponente statua del Dio Moloch usata nel film Cabiria del 1914 che si trova al piano terra.
La visita continua salendo la Mole Antonelliana e si può ripercorrere la nascita dell’arte cinematografica seguendo l’esposizioni di reperti , antiche cineprese e attrezzature cinematografiche dalle prime alle più moderne.