Palazzo Bellono
L’edificio storico nasce nel tardo medioevo assumendo, dopo vari rimaneggiamenti e ampliamenti, l’aspetto delle dimore gentilizie urbane di fine ‘700. Sempre a questo periodo risalgono le scuderie, la decorazioni delle sale al piano terreno, l’impianto e la sistemazione del giardino di cui la costruzione fu commissionata dal marchese Giuseppe Maria Birago di Roccaviglione.
Datato al 1910 invece è la costruzione dei soffitti al primo piano e all’anno seguente il rifacimento della copertura, commissionata dai Bellono, casata di antiche origini romanesi, succeduta durante la prima metà dell’800 nella proprietà dell’edificio. Su Stefano ed Edoardo Bellono le informazioni che possediamo non sono molte, quello che è certo è che sono state due figure di rilievo durante il risorgimento. Infatti il dottor Stefano Bellono, padre di Edoardo, fu un importante chirurgo durante la prima Guerra di Indipendenza, operando al fianco di Re Carlo Alberto; anche il figlio Edoardo servì, seppur in modo indiretto, il Risorgimento, poiché rivestì la carica di segretario alla Corte di Cassazione di Torino. Entrambe le figure sono state motivo di orgoglio per Romano, per questo nella Chiesa di San Salutore, accanto al quadro di S. Vincenzo de’ Paoli, si trova un’iscrizione dedicata a loro.
All’anno 1911 invece è databile l’esecuzione degli affreschi e degli ornati nelle sale al primo piano. L’ esecuzione dei vari dettagli architettonici si compone di diversi stili come quello dell’Art Nouveau e Sezession, per quanto riguarda i cerchi intrecciati e penduli a rilievo sull’ architrave di alcune porte, oppure i vetri cattedrali di vari battenti e i ferri lavorati di grafia fitomorfa. Anche il soffitto affrescato, con le sue vocazioni orientaleggianti, invece allo stile Liberty: sono presenti girali vegetali in color lapislazzulo, un colore molto costoso, ricavato dall’omonimo pietra semipreziosa. Più articolata è la composizione di un altro soffitto, in cui sono ritratti volatili e sirene, immersi tra motivi floreali e fogliami. Gli ornati di inizio ‘900, insieme agli apparati del piano terreno, costituiscono un corpus di considerevole valenza stilistica, nato in un contesto aristocratico e colto.
L’edificio, ora sede di alcune associazioni locali, è stato oggetto di alcuni restauri negli ultimi anni, l’ultimo dei quali finanziato grazie al bando Luoghi della cultura della Fondazione Compagnia di San Paolo ed eseguito dalla ditta di Cinzia Avanzi, restauratrice romanese. Il restauro ha riguardato le pareti e le volte, oltre al corredo di porte lignee ed è stato il secondo lotto di un restauro precedente, che ha interessato le sale e l’androne di accesso al piano terreno del palazzo stesso. Per quanto riguarda l’atrio e lo scalone, le operazioni sono state più di carattere conservativo e specialistico, incentrate sugli apparati decorativi murari e le porte e sovrapporte.